Intervista al Maestro Oleh Ilika

Nella vita ho avuto tanti maestri. Ho frequentato le lezioni di alcuni di loro per tanto tempo di persona, di altri principalmente tramite internet, ma dopo tanti anni ho capito che i veri maestri sono pochi. Sono quelli che ti danno tutta la loro conoscenza perche’ tu possa imparare meglio, sono quelli che ti ispirano, quelli che ti insegnano ad insegnare. Ho deciso di intervistare i tre maestri dai quali ho imparato davvero.

Chiunque conosca la differenza fra una Kettlebell e una Girya sa chi sia il maestro Oleh Ilika: non solo un campione e detentore di records, ma anche una persona disponibile che vuole divulgare lo sport del sollevamento kettlebell, appassionato non solo di competizioni ma anche di insegnamento. Ecco la chiacchierata che ci siamo fatti.10733398_1568497950040456_937558082_n

Come descriveresti il tuo sport in 3 parole?

Forza, resistenza, tecnica. Se le prime due sono abbastanza intuitive, spesso la terza viene sottovalutata. Ma è proprio la tecnica che permette all’atleta di migliorare la propria condizione fisica in sicurezza e ottenendo i maggiori risultati, senza rischiare di rovinarsi troppo presto.

Come hai deciso che il tuo sport sarebbe diventato la tua professione come atleta e maestro?

Da quando ho memoria il mio desiderio è sempre stato quello di essere uno sportivo, atleta e allenatore. La scelta di questa disciplina sportiva su tutte le altre, però, è arrivata dopo il periodo del servizio militare. Ero ormai già troppo “vecchio” per discipline come la ginnastica artistica, mentre nel Kettlebell Sport notavo che le persone si approcciavano alla disciplina in età anche avanzata ottenendo grandi risultati. Per questo ho deciso di dedicarmici completamente.

Qual è stata la cosa più importante che hai imparato dai tuoi maestri?

Purtroppo non ho avuto figure di riferimento da poter considerare come maestro. Non ho mai avuto neanche un allenatore. Quello che facevo, mentre partecipavo alle competizioni, era chiedere agli altri atleti e allenatori qualche consiglio. Poi devo ammettere di avere una gran fortuna: gareggiare e allenare ad alti livelli. Questo mi permette di studiare ogni singolo millimetro del gesto tecnico, vedere come si adatta alle diverse persone… insomma, ho imparato tantissimo in 25 anni di carriera direttamente sulla mia pelle e su quella dei miei atleti, e continuo a farlo tutt’ora.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione come atleta?

E’ difficile sceglierne una… in 25 anni sono state veramente tante, e spero che la vita me ne riservi altrettante. Ma dovendo proprio sceglierne una, penso alla vittoria del Campionato Regionale in Ucraina, 1993, se non ricordo male. Ho totalizzato circa una novantina di Slanci con 24 kg. Non è stato un risultato esorbitante, ma è stato talmente inaspettato da avermi emozionato al punto di ricordarlo ancora. E un’altra grande soddisfazione, a parimerito, è stata la vittoria, nel 2000, al Campionato Ucraino di Slancio Completo. Come presidente della Federazione Regionale, ero stato incaricato dalla Federazione Nazionale dell’organizzazione del Campionato stesso. Tutta l’organizzazione gravava sulle mie spalle, un grandissimo stress. Inoltre, dovendo gareggiare nella categoria 80 kg, avevo perso molto peso… ero arrivato a 78 kg dagli 88 da cui ero partito. E sono riuscito a superare la qualifica MSIK, vincendo sia nella categoria che in assoluto nella gara (76 Slanci Completi con 32 kg).

E come maestro?

La mia più grande soddisfazione come maestro è vedere, ogni volta, gli atleti italiani, e soprattutto i miei allievi, sui podii dei Campionati del Mondo. Inoltre, una grandissima soddisfazione come maestro l’ho avuta nel 2012, ad Amburgo: il Team Italia ha battuto nella gara di staffetta a squadre Slancio Completo la storica nazionale ucraina, arrivando al primo posto. Vedere una squadra così forte, che io ho contribuito a creare, è stato davvero memorabile.

Qual’è il consiglio che dai più spesso ai tuoi atleti?

Il più grande consiglio che do sempre è quello di fissarsi un obiettivo reale, e cercare di raggiungerlo, senza mollare mai. Inoltre ricordo sempre ai miei atleti che, al primo posto, deve esserci l’impegno dedicato a migliorare la propria tecnica di esecuzione degli esercizi. E, infine, quando si raggiunge un obiettivo, di non dimenticare mai il percorso che si è compiuto per raggiungerlo, e le persone che sono state al fianco durante quel percorso.


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